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Il Canto di Europa

Su Repubblica il racconto del viaggio tra la Turchia e la Grecia. Un grande racconto di Paolo Rumiz e un cortometraggio realizzato da Alessandro Scillitani.

In vela, come Ulisse, alla ricerca del cuore dell’Europa. Quel continente che era un’identità che iniziava dove l’Asia finisce. Con una barca che negli anni d’oro portava a zonzo Anthony Quinn e Peter O’ Toole, viaggiando da Beirut a Istanbul, da Rodi a Kos, da Mykonos a Simi, da Syros ad Atene, in bilico tra le origini di una civiltà che oggi appare in dissoluzione e le inquietudini del presente. Con la tragedia dei migranti sullo sfondo, le paure della Brexit all’orizzonte, le tensioni del mondo islamico a Oriente e l’orda dei turisti in agguato. Viaggiando alla stessa velocità delle barche di Omero, su fondali pazzeschi, abissi, montagne e vulcani dai nomi antichi, cercando l’Occidente partendo dall’Asia. Il mistero di cosa sia l’Europa alla fine, forse, non si dissolve, se non nelle parole di Euterpe, la padrona di un ristorante con pergolato dietro la rocca di Rodi, tra polipo, pomodorini e capperi: «L’Europa è coabitazione, sposalizio tra mondi, dunque è già qui, in questa inestricabile mistura, non a Nord. Ma Europa è anche “pandou”, ovunque e in nessun luogo. Un’idea laica, prim’ancora che uno spazio geografico”.

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