La scultura è la nostra grafia. Vasco Montecchi in 5 atti

Lo scultore Vasco Montecchi, partendo dall’Appenino reggiano, ha conquistato fama internazionale.

Il docufilm di Alessandro Scillitani è stato realizzato in collaborazione con lo storico dell’arte Marzio Dall’Acqua e qui l’artista si racconta mentre scorrono le immagini della sua vita, divisa in cinque momenti, da qui il titolo Vasco Montecchi in 5 atti.

Vasco Montecchi, con i folti capelli e la lunga barba bianchi da profeta biblico, ma dagli occhi che sorridono ancora con la gioia del bambino da solo e immediatamente, come si dice, buca lo schermo. Per cui il docufilm ruota intorno ai suoi racconti, all’ambiente in cui ha vissuto e vive. Nato nel 1938 a Castagneto di Baiso in una terra aspra di calanchi dai mille colori, di millenarie erosioni, dalla povertà attraverso una vita di lavoro e sacrificio ha saputo non solo coltivare ma dar voce ad un’esistenza, ad una passione artistica innata trovando un proprio personale linguaggio ed affermandosi con successo.

Nel film Vasco Montecchi si racconta mentre scorrono immagini della sua vita che è stata divisa in cinque momenti, per cui il titolo è appunto Vasco Montecchi in 5 atti e verrà proiettato in prima assoluta mercoledì 18 marzo alle ore 21 al Cinema Teatro Boiardo di Scandiano (Re).

Si è voluto organizzare un film che si potesse comporre e scomporre come un puzzle, che stimolasse tutte le potenzialità di narrazione e di comprensione rispetto a temi diversi che però in una sola vita d’artista possono trovare unità. A secondo dei luoghi, delle esigenze, degli eventi collaterali l’unicità della proiezione può essere parcellizzata mantenendo una sua autonomia e validità.

Il primo atto si intitola Castagneto Partenze e Ritorni, la cui prima parte sarà ripresa come finale. Vasco come emigrante, il ragazzo prima che scende dall’Appennino e viene in Pianura a lavorare, mentre invece impara cosa sono libertà e dignità e l’uomo poi che emigra in Francia e in Svizzera. Il ritorno e la ripresa economica, sociale e culturale del dopoguerra. L’amore per l’arte che lo porta prima alla pittura e poi alla scultura, a raccontare con i colori terrosi o l’argilla e la pietra il mondo dei senza storia, degli ultimi, dei poveri montanari, di coloro che ha lasciato lassù con le loro vite e le loro storie.

Un altro atto: Il marmo. L’accademia Vasco l’affronta sul campo passando dalla pietra delle cave appenniniche, dopo alcuni decenni di lavoro e di successi, al marmo che diventa il suo materiale elettivo e con il quale realizza grandi monumenti, tra cui quello a Piombino inaugurato da Ciampi presidente della Repubblica. Con il marmo, nella sua ricchezza di colori e sfumature, il mondo iconografico di Vasco si complica con i temi della natura e della sua salvaguardia, dei sentimenti e della solidarietà tra gli uomini e della pace, come valore universale tra realismo fantastico e lieve simbolismo allegorico in un’astrazione che non nega però l’oggettività.

Mostre e simposi racconta la crescita artistica con esposizioni e confronti internazionali. Vasco ha innato il senso della collaborazione e della condivisione, per cui l’esperienza del simposio, durante il quale davanti al pubblico per giorni scultori di diverse nazionalità realizzano opere che rimarranno per tutti, lo ha affascinato sempre e lo ha condotto attraverso l’Europa.

Il maestro che si è fatto da solo con la sua abituale generosità si è dedicato, in modo volontario, a formare aspiranti artisti nella “scuola di scultura di Canossa” che questo anno compie i trentasei anni di attività.

Di formazione laica e ateo, Vasco é stato coinvolto nel proporre sculture che rappresentino “Il sacro” e il simbolismo teologico nelle sue opere è diventato un dialogo umano e una partecipazione alla fragilità umana nelle sculture sepolcrali.

L’ultimo atto è il ritorno a Castagneto, al paese natale, per trasformare il rudere, la casa della sua famiglia, in una Casa Museo, donata al pubblico uso, e il paesino, che ormai languiva, in un Museo diffuso con opere sparse dovunque, animate dalla presenza di artisti, colleghi e ospiti, mostre e feste paesane allietate da violini e fisarmoniche.

Un film di Alessandro Scillitani

a cura di Marzio Dall’Acqua

con Vasco Montecchi